a cura di Gianmarco Gargiulo | Tempo di lettura approssimativo: 3 minuti
Nuovo modello pubblicitario di Spotify: Finalmente più soldi o rischio per le royalties degli artisti?

Nuovo modello pubblicitario di Spotify: Finalmente più soldi o rischio per le royalties degli artisti?  ·  Fonte: Spotify

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Il modello pubblicitario di Spotify sta per subire cambiamenti significativi che potrebbero influenzare definitivamente il modo in cui gli artisti vengono remunerati. Se questo sarà positivo o negativo è la domanda finale. E naturalmente la questione interessa anche noi musicisti e produttori musicali, visto che la nostra musica viene indubbiamente distribuita attraverso Spotify.

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Tutto sul nuovo modello pubblicitario di Spotify

Il nuovo modello pubblicitario di Spotify: Nuove fonti di reddito o una trappola per i musicisti?

Nell’ambito delle modifiche al modello pubblicitario di Spotify, la piattaforma ha introdotto lo Spotify Ad Exchange (SAX). Questo permette agli inserzionisti di raggiungere e visualizzare gli utenti di Spotify connessi e impegnati in tempo reale attraverso un processo di asta. Questo miglioramento offre agli inserzionisti un’indirizzabilità e una misurabilità complete. Allo stesso tempo, lo Spotify Ads Manager è stato rinnovato per offrire migliori capacità di targeting e valutazione. Il lancio del nuovo strumento “Spotify Generative AI Ads”, in grado di creare automaticamente script e voci fuori campo, dimostra il crescente affidamento di Spotify sulle tecnologie basate sull’intelligenza artificiale per rendere più efficienti i contenuti pubblicitari.

Questi annunci arrivano sulla scia del rapporto “Loud & Clear” di Spotify, che evidenzia la crescente distribuzione dell’industria musicale. Tra il 2014 e il 2024, le distribuzioni annuali passeranno da 1 miliardo di dollari a oltre 10 miliardi. L’anno scorso, per la prima volta in un intero anno fiscale, Spotify ha chiuso il quarto trimestre con un utile. Resta tuttavia da chiedersi quale sarà l’impatto delle nuove misure pubblicitarie sui compensi degli artisti. Sebbene Spotify affermi che le entrate pubblicitarie sono più che raddoppiate dal 2020, non è chiaro se ciò si tradurrà in un aumento dei compensi per i musicisti. 

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Innovativo o ingiusto? L’impatto sui musicisti

Il rapporto sottolinea che Spotify distribuisce ai titolari dei diritti circa due terzi dei suoi introiti derivanti dagli abbonamenti premium e dalla pubblicità. Tuttavia, la natura gratuita del servizio rimane controversa, in quanto gli artisti vengono pagati molto meno per ogni streaming rispetto agli abbonamenti a pagamento.

I critici lamentano che il sistema di distribuzione viene diluito dalla crescente percentuale di utenti gratuiti e che gli artisti spesso guadagnano meno nonostante l’aumento complessivo dei ricavi. Tuttavia, la risposta di Spotify a queste critiche rimane inequivocabile: l’azienda sottolinea che lo streaming consente a più artisti che mai di generare ricavi in tutte le fasi della loro carriera. La crescente diversità della musica e la possibilità di essere ascoltata in tutto il mondo stanno creando una nuova dinamica, che però intensifica anche la concorrenza tra gli artisti.

Più soldi per Spotify, ce ne sono abbastanza per gli artisti?

L’introduzione di nuovi modelli pubblicitari potrebbe quindi portare a una maggiore monetizzazione della piattaforma nel lungo termine. Resta da vedere se questo significhi una quota equa per gli artisti. Il fatto è che Spotify sta affrontando il paradosso del mercato musicale moderno: se da un lato un numero sempre maggiore di artisti ha accesso a un pubblico globale, dall’altro aumenta la concorrenza per l’attenzione degli utenti. 

L’idea che più artisti che mai stiano generando ricavi può essere vera dal punto di vista di Spotify, ma resta da chiedersi se i singoli artisti ne stiano effettivamente beneficiando. Resta da vedere come questo sviluppo influenzerà i pagamenti effettivi ai musicisti.

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